Introduzione

Il2025 segna una tappa fondamentale nell’evoluzione della normativa europea sulla rendicontazione di sostenibilità. La Commissione Europea ha varato l’Omnibus Package, un pacchetto legislativo di revisione della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards). L’obiettivo è duplice: garantire maggiore proporzionalità negli obblighi e ridurre il carico amministrativo, in particolare per le PMI, senza snaturare i principi della trasparenza ESG.


Cosa prevede l’Omnibus 2025

1. Aumento delle soglie dimensionali

Con l’Omnibus vengono rivisti i criteri che determinano se un’impresa è soggetta agli obblighi CSRD. Le nuove soglie (ancora in fase di recepimento nazionale) sono:

  • > 1.000 dipendenti (anziché 500)
  • > 50 milioni € di fatturato netto
  • > 25 milioni € di totale bilancio

👉 Questo significa che numerose imprese medio-grandi italiane, inizialmente incluse nella “Wave 2”, potrebbero essere escluse dagli obblighi immediati di rendicontazione.


2. Stop-the-Clock: proroga degli obblighi

Un altro pilastro dell’Omnibus è il meccanismo di “Stop-the-Clock”, ovvero la proroga della tempistica per le diverse categorie di imprese:

  • Wave 1 (grandi imprese quotate, banche, assicurazioni): obblighi già in vigore dal 2025 (sui dati 2024).
  • Wave 2 (altre grandi imprese): slittamento al 2027.
  • Wave 3 (PMI quotate): spostamento al 2028.

👉 Questo rinvio concede tempo prezioso alle imprese per prepararsi, evitando corse affannose e bilanci non conformi.


3. Riduzione del carico burocratico

Il pacchetto introduce misure di semplificazione amministrativa, tra cui:

  • Maggiore flessibilità nel processo di valutazione di doppia materialità.
  • Possibilità di disclosure graduali per i dati più complessi.
  • Integrazione con altri quadri normativi (Tassonomia UE, CSDDD) per ridurre duplicazioni.

Impatto sulle imprese italiane

Per le PMI italiane quotate, l’Omnibus rappresenta una boccata d’ossigeno: gli obblighi si allontanano al 2028, permettendo di strutturarsi con gradualità. Tuttavia, va sottolineato che:

  • Le catene di fornitura guidate da grandi imprese richiederanno comunque dati ESG anche alle PMI non obbligate, per esigenze di trasparenza e rating bancari.
  • Le imprese che si attrezzano prima potranno trarne vantaggi competitivi in termini di accesso al credito, attrattività per investitori e rapporti con la PA.

Opportunità strategiche

L’Omnibus non va letto solo come un rinvio, ma come un’occasione per:

  • Costruire sistemi di raccolta dati ESG digitali e affidabili.
  • Formare il personale interno su reporting, sostenibilità e normativa.
  • Sfruttare gli standard volontari (VSME) per anticipare gli obblighi e distinguersi sul mercato.

Cosa fare ora: 5 mosse per le PMI

  1. Analizzare se, con le nuove soglie, l’impresa resta soggetta agli obblighi.
  2. Avviare un check-up ESG per valutare la maturità interna.
  3. Investire in strumenti digitali per la raccolta e gestione dei dati.
  4. Dialogare con banche e stakeholder per comprendere quali KPI ESG saranno richiesti a prescindere dalla normativa.
  5. Considerare l’adozione anticipata degli standard semplificati per consolidare reputazione e trasparenza.

Conclusione

L’Omnibus Package 2025 segna un passo verso una maggiore proporzionalità nella regolazione europea, senza rinunciare all’obiettivo principale: garantire che la sostenibilità sia parte integrante della gestione d’impresa. Per le PMI italiane è un momento chiave: non si tratta solo di “evitare un obbligo”, ma di cogliere l’opportunità di modernizzare i processi, migliorare l’accesso ai mercati e rafforzare la competitività nel lungo periodo.